La Nostra Storia

 

Alla luce di studi,pubblicati sulla rivista di cultura astigiana Il Platano nel 1976 e negli anni seguenti,dal sacerdote Don Pietro Dacquino, la figura leggendaria di San Secondo è sicuramente di provenienza longobarda. Lo dimostra l’area di diffusione del ricordo e del culto. Essa non è il Piemonte, bensì l’antica area del dominio longobardo. Si trova, infatti, il culto a San Secondo Parmense, a Ventimiglia, a Ludiano nel Canton Ticino e a Venezia. Soprattutto lo troviamo a Bobbio, nel monastero benedettino di San Colombano fondato da re Agilulfo e dalla regina Teodolinda. San Secondo d’Asti è certamSanSecondoSantoente per il Dacquino una figura storicamente individuabile in un vescovo di Asti. Questi probabilmente si guadagnò fama e riconoscenza battendosi per la pacifica convivenza tra il nucleo originario di abitanti della città gallo-romana di Hasta e gli occupanti longobardi: l’occupazione longobarda avvenne altrove con modalità molto violente, mentre ad Asti si realizzò senza danni; al contrario, Asti fu scelta come capoluogo del vastissimo ducato assegnato a Gundoaldo, fratello della regina Teodolinda, e tale posizione di preminenza politico-amministrativa spiega il suo successivo sviluppo economico e mercantile. In tal caso Secondo d’Asti non fu un martire in senso stretto ma un testimone della fede, facilmente individuato come vero protettore (patrono) della città. Le possibili ambiguità nella conoscenza della sua figura storica sono da individuarsi nella presenza di altri santi omonimi come ad esempio san Secondo martire.

 

La leggenda

Le prime notizie sulla vita di san Secondo sono tratte dall’opera Acta Sanctorum di Jean Bolland, gesuita, che nel Seicento, con altri suoi confratelli, cominciò a raccogliere le vite dei Santi. In particolare, gli atti di san Secondo derivano da quattro codici, diversi nella forma ma simili nella sostanza:

  1. codice definito “gallico”.

  2. codice tratto dal monastero imperiale di San Massimo presso Trevi.

  3. codice tratto dalla biblioteca Vaticana.

  4. codice membraceo risalente al 1474 nell’archivio della Collegiata di San Secondo in Asti.

La leggenda tramanda che Secondo, vissuto al periodo dell’imperatore Adriano di nobili origini astigiane, forse appartenente alla nobile famiglia dei “Vettii”, la quale avrebbe fondato e dato il nome al villaggio di Vezza d’Alba o dei “Pallidi” o della “gens” Licinia. Egli era un idolatra fervente ascritto alla milizia romana e grande amico di Saprizio, prefetto delle Alpi Cozie.

L’incontro con il martire Calogero

Calogero, comandante delle guardie del prefetto di Brescia, Italico, convertitosi al cristianesimo, viene imprigionato nel fondo della Torre Rossa, l’attuale campanile della chiesa del rione Santa Caterina di Asti. Secondo, iniziato al Cristianesimo da Calogero (che era detenuto nelle carceri astigiane), partì poi con Saprizio per un viaggio verso Tortona e proprio durante il tragitto, secondo la leggenda devozioanle, sarebbero accaduti prodigi eccezionali. Incontrò a Tortona Marziano, vescovo della città, che lo iniziò sulla via della conversione e della carità. Secondo giunse a Milano, dove ebbe la benedizione di Giovita che lo invitò a portare il sacramento dell’eucarestia a Calogero e Marziano. Ritornato a Tortona, Secondo riuscì ad entrare nelle prigioni in cui Marziano era stato nel frattempo rinchiuso da Saprizio che lo aveva anche già condannato a morte. Secondo gli rimase accanto per tutta la notte e il giorno seguente, dopo il martirio, ne seppellì il corpo. Saprizio cercò di convincere Secondo a rinunciare al Cristianesimo con tutti i mezzi, anche con le torture, ma Secondo rimase irremovibile nella sua scelta.

 

La condanna

Saprizio allora lo condannò a morte ma, durante la notte precedente il supplizio, Secondo sarebbe stato liberato da un angelo mandato dal cielo e trasportato ad Asti, nel carcere dove già si trovava Calogero. Saprizio, scoperta la fuga, tornò ad Asti, mandò Calogero ad Albenga, dove venne martirizzato, mentre Secondo, il 30 marzo 119, venne portato all’esterno delle mura astigiane e decapitato.

 

Le reliquie

Ad Asti nella Collegiata di San Secondo, il suo corpo riposò nell’antica cripta, ma le incursioni barbariche dei secolo IX e secolo X ne obbligarono il trasferimento nel Duomo, più sicuro poiché collocato all’interno della cinta muraria. Di tale traslazione non esistono documenti certi, ma verso l’880 la Fabbrica appare intitolata a “Santa Maria e a San Secondo”; ciò attesterebbe la presenza delle reliquie in tale edificio. Nel 1597 venne traslato sotto l’altare maggiore in una cassa argentea, offerta da Emanuele Filiberto di Savoia. Secondo l’Incisa (17421819), la traslazione definitiva sarebbe avvenuta sotto l’episcopato di Bruningo il quale, prima di riportare nuovamente le reliquie del Santo nella collegiata, avrebbe fatto ristrutturare ed ampliare la chiesa.

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Curiosità

  1. Gli immigrati astigiani in Argentina, celebrano la festa di san Secondo; a Buenos Aires, si conserva in una chiesa una teca con all’interno terra astigiana.

  2. Ludiano , nel cantone Ticino, la Chiesa è dedicata a San Secondo d’Asti già dal 1400.

  3. Guasti in California, nella Contea di San Bernardino, è stata costruita la chiesa di San Secondo d’Asti.

 

 

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Collegiata di San Secondo